A proposito di stress

Tutti gli organismi viventi tendono a mantenere uno stato di equilibrio, fisico e psichico.
Quando lo stato di equilibrio è minacciato, o viene percepito tale, l’organismo mette in atto una serie di meccanismi di adattamento.

Le minacce all’equilibrio, o fattori di stress, comprendono una lunga lista di circostanze avverse, sia interne che esterne alla persona, che superano una certa soglia rispetto l’entità e/o il tempo di permanenza, e che vengono percepite come un pericolo.

La prima risposta dell’organismo ad un evento stressante è una reazione di allerta per prepararsi ad una reazione di “lotta o fuga”, che coinvolge cambiamenti immediati e limitati nel tempo, sia a carico del SNC che degli organi periferici.
Così aumenta lo stato di vigilanza, cervello, cuore e muscoli ricevono maggiore ossigenazione e anche maggiore apporto di zucchero, il cuore accelera, aumenta il ritmo del respiro.

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Se la reazione di lotta o fuga è abbastanza intensa i cambiamenti, pur temporanei, possono essere anche piuttosto spiacevoli:

  • secchezza delle fauci
  • tensione muscolare
  • senso di oppressione al petto
  • sudorazione
  • nausea
  • diarrea
  • vertigini
  • tachicardia
  • tremori
  • agitazione
  • difficoltà di respiro

Se la minaccia è temporanea, oppure ci accorgiamo di aver fatto un errore di percezione (ci siamo allarmati “per nulla”), il nostro organismo in breve tempo ritorna in equilibrio.

Dal libro a cura di F. Bottaccioli "Stress e vita" Ed Tecniche Nuove
Dal libro a cura di F. Bottaccioli “Stress e vita” Ed Tecniche Nuove

 

F. Bottaccioli, grande studioso di PNEI (PsicoEndocrinoNeuroImmunologia), ci insegna che la curva delle risposte dei sistemi omeostatici allo stress dimostra una zona di risposta centrale ottimale, e due zone periferiche di carenza e di eccesso di risposta.

Anche il difetto di risposta può avere conseguenze negative: ad es. se io non mi spavento alla vista di un orso che mi minaccia e non adotto la giusta cautela (in questo caso la fuga), quell’orso può farmi del male.

La risposta dei nostri meccanismi adattativi può essere anche talmente perfetta che, oltre a salvarci dalla minaccia ci consente di trarne una esperienza per una nuova e migliore capacità adattiva (iperstasi).

Esiste anche il caso opposto, quello del condizionamento, per cui si ripresentano o si protraggono i sintomi dello stress per associazione inconscia tra evento traumatico e stimoli neutri e successivo aumento della reattività a stimoli, teoricamente innocui, ma che possano essere ricondotti, anche solo simbolicamente, a quell’evento traumatico.

In qualsiasi caso la “zona” di patologia riguarda la risposta eccessiva e prolungata dei meccanismi omeostatici.

Da tenere molto ben presente che in questo campo non c’è nulla di “veramente oggettivo”, nel senso che uno stesso evento può essere percepito come altamente stressante da alcuni, e invece come fonte di esperienza da altri (ad es. la perdita del lavoro può può essere drammatica per alcune persone, fino al suicidio, mentre per altri può costituire uno stimolo al cambiamento), viceversa un avvenimento insignificante per alcuni, può essere percepito come molto angosciante da altri.

I mediatori del sistema omeostatico, e quindi dello stress, si trovano sia nel SNC che negli organi periferici; i più comuni e conosciuti sono rappresentati da:

  • alcuni ormoni ipotalamici (arginina, vasopressina, corticotropina, ormone stimolante i melanociti, endorfine)
  • noradrenalina secreta a livello sia del SNC che del SNA che delle midollare surrenale, e che a sua volta stimola la secrezione della serotonina dal mesencefalo, e della istamina dall’ipotalamo
  • ormoni glucocorticoidi della corteccia surrenale, in particolare cortisolo
  • catecolamine (adrenalina e noradrenalina) della midollare del surrene
  • interleuchine dalle cellule immunitarie

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Senza addentrarmi nei meccanismi specifici di azione, peraltro non del tutto chiari nemmeno agli addetti ai lavori, cercherò di fare un riassunto di quello che succede all’interno del nostro organismo quando vengono attivati tutti questi mediatori, cioè in condizione di stress.

Bisogna chiarire prima di tutto che, oltre alla distinzione tra evento stressante di breve durata e stress cronico (che, pur iniziando entrambi allo stesso modo, si evolvono però in maniera molto differente, e che possiamo raggruppare sotto il termine di “distress”, per indicarne la connotazione “patologica”), esiste un’altra distinzione tra, appunto, “distress” e “eustress“, con una connotazione, quest’ultimo, positiva.
L’eustress è quella situazione che richiede la mobilizzazione di molte energie, ma che è soddisfacente, motivante, piacevole. È tipica degli imprenditori affermati, dei lavoratori soddisfatti, delle persone attive e motivate, delle mamme impegnate ed appagate, degli atleti di successo. In questi casi le reazioni di stress (eustress) contribuiscono a tenere alta la vigilanza e a stimolare le capacità cognitive. Alla base è la motivazione, la ricompensa, sotto forma di soddisfazioni emotive e di denaro, ad un comportamento cronicamente attivo.

Anche se a lungo termine la stessa condizione di eustress può evolvere in esaurimento e reazioni indesiderate, però ben altra cosa è la situazione di distress.
Il distress è una condizione subdola ed estremamente pericolosa, ancora troppo poco considerata nella nostra cultura anche se molto diffusa. Quando andiamo dal medico con una serie di malesseri vari a cui non troviamo soluzione (né noi stessi né, spesso, il nostro medico), e che magari vediamo peggiorare più passa il tempo, ci possiamo sentire dire semplicemente “sei stressato”.
Il problema è che se non si è consapevoli profondamente di questa situazione, che oltre tutto nella nostra società è sempre più frequente e più grave per una serie di fattori, si va incontro nel tempo a patologie anche organiche e anche potenzialmente molto preoccupanti.

Il sistema dello stress è complessivamente molto complicato, per chi avesse voglia di approfondire consiglio senza dubbio i lavori di F. Bottaccioli sulla PNEI, e il libro di M. Biondi “Mente, cervello e sistema immunitario”.

I meccanismi delle reazioni allo stress formano un polimorfo, e tutt’ora non ancora chiaro, circuito a feedback, i cui componenti si influenzano a vicenda. Se per es. nello stress acuto la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa aumentano per preparare l’organismo ad una reazione di “lotta o fuga”, nello stress cronico sia la frequenza cardiaca che la pressione possono tendere a rimanere alte, oppure a volte si abbassano al punto da causare episodi di vertigini, lipotimia, stanchezza estrema.

I mediatori dello stress coinvolgono il sistema endocrino, inibendo gli ormoni della crescita, della riproduzione, tiroidei, causando una serie di problemi legati alla carenza di questi ormoni, mentre gli ormoni della riproduzione (estradiolo in particolare) e gli ormoni tiroidei (magari somministrati senza conoscere a fondo il meccanismo) stimolano il meccanismo stesso dello stress (favorendo il famoso “cane che si morde la coda” e magari peggiorando i sintomi).

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Durante lo stress il sistema gastrointestinale viene inibito a livello gastrico, tramite il nervo vago, e stimolato a livello del grosso intestino attraverso il parasimpatico sacrale (non abbiamo fame e possiamo avere scariche diarroiche)

Un ulteriore grosso problema dello stress è costituito dal coinvolgimento del sistema immunitario.
Se è vero che glucorticoidi e catecolamine sopprimono la secrezione delle citochine pro-infiammatorie, è altrettanto vero che inducono uno spostamento sistemico da una risposta di immunità cellulare ad una risposta umorale (anticorpi), con conseguente aggravamento delle sindromi allergiche e, secondo studi recenti, anche inducendo sindromi allergiche. D’altra parte è nota l'”orticaria da stress”.
D’altro canto le citochine proinfiammatorie secrete dalle cellule del sistema immunitario stimolano il sistema dello stress a più livelli, aumentando il rilascio di glucocorticodi, che, con un meccanismo a feedback, cercheranno di sopprimere le risposte infiammatorie. Il problema si complica quando lo stress si protrae nel tempo, perché l’azione infiammatoria dovuta alla secrezione dell’ormone CRH (l’ormone che tiene alto lo stimolo alla secrezione dei glucocorticoidi) e il rilascio delle interleuchine, anch’esse ad azione infiammatoria, su stimolo della noradrenalina, fanno sì che molecole infiammatorie e vasoattive si accumulino in diversi tessuti (infiammazione neurogenica), con conseguente stato di malessere generale e depressione, anche grave (Sickness Sindrome), che, in un circolo vizioso, continua l’attivazione dei processi dello stress.nei-supersystem4

Prima che sia troppo tardi bisogna fermare, o meglio prevenire, questo circolo vizioso. Come?
Innanzi tutto essendone consapevoli, e per questo il dispositivo BioWell può fornire un grosso aiuto al paziente e al medico (vedi i benefici di una scansione) , successivamente parlandone con il proprio medico di fiducia e eventualmente con un serio specialista endocrinologo e/o un neuropsichiatra preparato che conoscano a fondo il sistema dello stress e le sue connessioni con i sistemi endocrino e immunitario.
Contemporaneamente affrontare lo stress con tecniche che non siano solo farmacologiche.
Ci sono diverse strade per combattere lo stress, a cominciare dall’eliminare, o perlomeno ridurre, tutte quelle sostanze stimolanti che ci fanno tanto piacere perché ci danno “la spinta per affrontare la giornata”, e non solo. Possono essere seguiti, e molto raccomandati, corsi di meditazione, rilassamento, yoga, pnl, può essere cercare di cambiare atteggiamento nei confronti della vita, fare del lavoro di introspezione su se stessi, può trattarsi di tecniche energetiche con lo scopo di rilasciare vecchi conflitti. Ognuno può e dovrebbe valutare qual è la strada più giusta per se stesso, e intraprendere un percorso prima che sia troppo tardi.

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